Investimenti 4.0: una rosa di opportunità per l’innovazione delle imprese

Data di pubblicazione: 14/09/2021

Non solo credito d’imposta: la transizione digitale, alimentata dal Recovery fund, rappresenta un’opportunità straordinaria per il presente e il futuro delle imprese italiane.

Transizione 4.0 e Recovery fund: un binomio che significa futuro e innovazione. Una quota cospicua dei finanziamenti in arrivo dall’UE per superare definitivamente la crisi Covid sarà infatti destinata agli investimenti in tecnologie avanzate che – si auspica – dovrebbero consentire alle imprese italiane di fare un decisivo salto di qualità sulla strada della digitalizzazione, anche per non perdere terreno a livello europeo e mondiale.

Il credito d’imposta beni 4.0, modificato e “potenziato” dalla Legge di bilancio 2021, si rivolge a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito dell’impresa, e consente di ottenere un vantaggio (sotto forma, appunto, di credito d’imposta), fino al 50% del valore dei beni acquistati.
Gli investimenti devono riguardare beni strumentali nuovi materiali o immateriali indicati negli allegati A e B della legge 232/2016: devono quindi essere beni con caratteristiche “4.0”.
Il credito può essere fruito in compensazione a decorrere dall’anno di avvenuta interconnessione dei beni, e nel caso in cui l’interconnessione avvenga in un periodo d’imposta successivo a quello della loro entrata in funzione, è comunque possibile iniziare a fruire del credito d’imposta per i beni strumentali "non 4.0" (il vecchio super-ammortamento).

Ma non è tutto. Esiste la possibilità di cumulare il credito d’imposta con altre misure di aiuto (nazionali o locali), ottenendo vantaggi economici davvero significativi: il vincolo (come definito anche da una circolare di recente pubblicazione dell’Agenzia delle entrate), è il divieto di superare, sommando le varie agevolazioni, il costo totale sostenuto, tenendo anche conto del fatto che il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito nonché della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive.

(Fonte: Ufficio studi SAEF)

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