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Formazione obbligatoria e facoltativa: gli elementi per una valutazione

Il "Valore della formazione"

Il valore della formazione in azienda è uno dei pilastri portanti del "fare impresa" in forma moderna. Tuttavia, questo valore viene spesso sottovalutato dalle aziende, portate in certi casi a ritenere la formazione uno strumento accessorio e non fondamentale.

Un errore di valutazione che può essere fatale per ogni azienda. Come può essere fatale anche la non corretta impostazione dei piani formativi. Limitarsi alla formazione "obbligatoria", quella che le aziende sono tenute a fare per adeguarsi alle normative, non è sufficiente per assicurare i percorsi di crescita continua che oggi il mercato esige. Un'azienda moderna è tenuta, al contrario, ad impostare percorsi formativi per i propri collaboratori che se da un lato assicurano la compliance (il rispetto della normativa), dall'altro permettono a dipendenti e collaboratori di assumere un sempre crescente valore aggiunto per l'azienda stessa. È quindi un investimento a tutti gli effetti, che, come per ogni investimento corretto, ritorna decuplicato nel valore.

Partiamo quindi da alcuni assunti, che rappresentano anche altrettanti slogan riguardanti il valore della formazione: le aziende che investono sulla formazione sono più sicure, più innovative, vincenti! Chi non si forma, si ferma! La formazione NON è «una medicina amara» o «un male necessario», la formazione è libertà. Apprendere significa crescere come persone, come lavoratori e come aziende.

Formazione obbligatoria e formazione volontaria

I due grandi rami in cui si divide la formazione sono: la formazione obbligatoria e la formazione facoltativa anche se il termine, in questo caso si presta a interpretazioni molteplici, per cui si preferisce definirla "volontaria".

Per formazione obbligatoria si intende l'insieme di tutte quelle attività formative che permettono ad un'azienda di adeguarsi alle normative vigenti nel suo ambito operativo. Si tratta, ad esempio, della formazione sul tema della salute e della sicurezza nel luogo di lavoro, della formazione sull'antincendio, sul primo soccorso. Si tratta della formazione (erogata sia ai tutor che agli apprendisti) per l'inserimento di persone in azienda con la formula dell'apprendistato. Ci sono anche molti altri casi: si pensi alla formazione abilitante alla professione, quella ad esempio che permette di svolgere l'attività di agente di commercio, oppure alla formazione legata al settore della somministrazione di cibi e bevande (il percorso ex REC per poter essere titolare di un punto di somministrazione cibi e bevande, il percorso di HACCP per poter essere formati e gestire i relativi manuali e le dinamiche ad essi connesse). Non si dimentichi, inoltre, la formazione obbligatoria prevista da alcuni contratti di lavoro, primo fra tutti quello dell'industria metalmeccanica, che prevede l'erogazione di 24 ore in un triennio al personale delle imprese/industrie del settore. Molte tipologie, quindi, a seconda del settore di operatività dell'impresa, sono riunite sotto l'unico cappello dell'obbligatorietà legislativa.

La formazione facoltativa o volontaria è facilmente identificabile: è tutta quella formazione che non rientra nel campo dell'obbligatorietà. Se nel caso precedente l'abbiamo definita con il termine "compliance", in questo caso il termine inglese che maggiormente la identifica è "growing" che significa crescita.

Rientrano in questa tipologia formativa tutte le attività che permettono al lavoratore di crescere e accrescere le proprie competenze, producendo inevitabilmente una crescita di competenza non solo personale ma anche in termini aziendali.

Partendo dal presupposto che l'azienda è un insieme di persone, il concetto logico è il seguente: più cresce la professionalità delle persone, più cresce l'efficacia operativa dell'azienda. I due temi sono sostanzialmente inscindibili. Questa formazione può essere di tipo tecnico (legata allo specifico ruolo di quel lavoratore) oppure spaziare su tematiche trasversali (la gestione delle risorse umane, il mercato, il web, le lingue straniere, l'utilizzo di apparecchiature elettroniche e digitali etc.)

La formazione è lo strumento per acquisire quelle che vengono definite oggi come skills, che altro non sono che le competenze del lavoratore e che si dividono in due grandi gruppi:

  • Hard skills: rappresentano quelle capacità tecniche relative ad una professione e sono abilità che riguardano le procedure connesse al core business aziendale.
  • Soft skills: rappresentano quelle competenze che non sono specifiche rispetto ad un ruolo, ma che rientrano nelle caratteristiche della personalità del soggetto.

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