sicurezza e salute sul lavoro

Le figure della sicurezza sul lavoro: quali sono?

Sono 3 le figure le figure per la sicurezza sul lavoro essenziali:

  • il Responsabile e addetti del Servizio di prevenzione e protezione dai rischi (RSPP e ASPP)
  • il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS)
  • il Medico competente

L'RSPP: chi è?

Secondo la legge l'RSPP è quella figura che "è in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all'articolo 32, designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi".

È la figura chiave della filiera della sicurezza ed è assegnato lui il ruolo di coordinamento del servizio. Ma può anche non essere una singola persona, bensì un "insieme di persone, sistemi e mezzi interni o esterni all'azienda, finalizzati all'attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali per i lavoratori".

Per questo motivo il responsabile del servizio di prevenzione e protezione può coincidere con la figura di un dipendente oppure con una persona esterna, che ne abbia le dovute caratteristiche. Qualora l'azienda non disponga di personale con requisiti adeguati, è obbligo fare ricorso ad un RSPP esterno.

Risulta in questo caso interessante analizzare che tipo di requisiti deve avere un RSPP:

  • possedere un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore e un attestato di frequenza, con verifica finale, di corsi di formazione specifici in materia di prevenzione e protezione dai rischi. Per quanto riguarda il RSPP, i suddetti corsi devono comprendere anche: rischi di natura ergonomica e da stress lavoro-correlato, tecniche di comunicazione e relazioni sindacali;
  • dimostrare, se non in possesso del titolo di studio di cui al punto precedente, di aver svolto la funzione di RSPP o ASPP da almeno sei mesi, previo svolgimento dei corsi di formazione appositi;
  • frequentare, oltre ai corsi di formazione base, anche corsi di aggiornamento;

Tali requisiti sono la base, secondo il decreto 81/2008 per gli importanti compiti che vengono assegnati a questa figura:

  • l'individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all'individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell'organizzazione aziendale;
  • elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive e i sistemi di controllo di tali misure;
  • elaborare le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;
  • proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
  • partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alla riunione periodica di cui all'art. 35;
  • fornire ai lavoratori le informazioni di cui all'art. 36.

L'RLS: chi è?

Questa figura è una sorta di "rappresentante" dei lavoratori di un'azienda per quanto concerne le tematiche di sicurezza e salute sul luogo di lavoro. Il decreto 81 lo definisce come "la persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro".

L'obbligo di designazione di un certo numero di RLS varia in funzione delle dimensioni dell'azienda, ovvero:

  • 1 RLS in aziende/unità produttive fino a 200 lavoratori
  • 3 RLS in aziende/unità produttive fino a 201 lavoratori
  • 6 RLS in aziende/unità produttive con oltre 1000 lavoratori

L'elezione e la durata dell'RLS: nelle aziende/unità produttive con meno di 15 lavoratori, è eletto direttamente dai lavoratori al loro interno, mentre in quelle con più di 15 lavoratori è eletto o designato nell'ambito delle rappresentanze sindacali in azienda. Il suo incarico dura normalmente 3 anni.

Ecco le funzioni che sono assegnate all'RLS dal decreto 81/2008:

  • accede ai luoghi di lavoro in cui si svolgono le lavorazioni;
  • è consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nell'azienda o unità produttiva;
  • è consultato sulla designazione del Responsabile e degli addetti al servizio di prevenzione, alla nomina del medico competente e alla designazione degli addetti all'attività di prevenzione incendi, al primo soccorso e all'evacuazione dei luoghi di lavoro;
  • è consultato in merito all'organizzazione della formazione di cui all'art. 37;
  • riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente alla valutazione dei rischi e le misure di prevenzione relative, nonché quelle inerenti alle sostanze e alle miscele pericolose, alle macchine, agli impianti, alla organizzazione e agli ambienti di lavoro, agli infortuni e alle malattie professionali;
  • riceve le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza (es. ATS);
  • riceve una formazione adeguata e, comunque, non inferiore a quella prevista dall'art. 37;
  • promuove l'elaborazione, l'individuazione e l'attuazione delle misure di prevenzione idonee a tutelare la salute e l'integrità fisica dei lavoratori;
  • formula osservazioni in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti, dalle quali è, di norma, sentito;
  • partecipa alla riunione periodica di cui all'art. 35;
  • fa proposte in merito alla attività di prevenzione;
  • avverte il responsabile dell'azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività;
  • può fare ricorso alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate dal datore di lavoro o dai dirigenti e i mezzi impiegati per attuarle non siano idonei a garantire la sicurezza e la salute durante il lavoro.

Per svolgere queste mansioni l'RLS deve essere messo in condizioni di adempiere ai compiti assegnati: a lui va concesso il tempo necessario e non va in nessun caso discriminato rispetto agli altri lavoratori per il ruolo svolto.

Questa funzione non è compatibile con quella di RSPP o di ASPP.

Il medico competente: cosa fa?

Parlando di una normativa moderna di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, non poteva escludere la sfera medica, strategica all'interno della filiera della sicurezza. In questo ambito si parla di "medico competente" che il decreto 81/2008 definisce come il "medico in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi e professionali di cui all'articolo 38, che collabora, secondo quanto previsto all'articolo 29, comma 1, con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli altri compiti di cui al presente decreto".

La figura può coincidere con un dipendente (sia di struttura pubblica che privata), ma molto più spesso si tratta di un libero professionista esterno all'azienda e incaricato dalla stessa (guarda anche il nostro servizio sulla medicina del lavoro).

La funzione comporta essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica;
  • docenza in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia e igiene del lavoro o in clinica del lavoro;
  • autorizzazione;
  • specializzazione in igiene e medicina preventiva o in medicina legale.

Esiste un albo specifico dei medici competenti istituito presso il Ministero della salute. Ogni medico competente che intende rivestire questa funzione deve essere regolarmente iscritto. Una volta autorizzato, il ruolo che gli viene assegnato dal decreto 81/2008 è il seguente:

  • collabora con il datore di lavoro e con il SPP alla valutazione dei rischi anche ai fini, ove necessario, della programmazione della sorveglianza sanitaria, alla predisposizione delle misure per la tutela della salute e dell'integrità psico-fisica dei lavoratori, all'attività di informazione e formazione dei lavoratori, per la parte di competenza, e all'organizzazione del servizio di primo soccorso, considerando i particolari tipi di lavorazione e le peculiari modalità organizzative del lavoro. Collabora inoltre all'attuazione e valorizzazione di programmi volontari di promozione della salute, secondo i principi di responsabilità sociale;
  • programma ed effettua la sorveglianza sanitaria, di cui all'art. 41, attraverso protocolli sanitari definiti in funzione dei rischi specifici e tenendo in considerazione gli indirizzi scientifici più avanzati;
  • istituisce, aggiorna e custodisce, sotto la propria responsabilità, una cartella sanitaria e di rischio per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria. La cartella è conservata con salvaguardia del segreto professionale e, salvo il tempo strettamente necessario per l'esecuzione della sorveglianza sanitaria e della trascrizione dei risultati, presso il luogo di custodia concordato al momento della nomina;
  • consegna al datore di lavoro, alla cessazione dell'incarico, la documentazione sanitaria in suo possesso nel rispetto delle disposizioni di cui al d.lgs. 196/2003 e con salvaguardia del segreto professionale;
  • consegna al lavoratore, alla cessazione del rapporto di lavoro, copia della cartella sanitaria e di rischio, e gli fornisce informazioni necessarie, relative alla conservazione della medesima;
  • fornisce informazioni ai lavoratori sul significato della sorveglianza sanitaria cui sono sottoposti e, nel caso di esposizione ad agenti con effetti a lungo termine, sulla necessità di sottoporsi ad accertamenti anche dopo la cessazione dell'attività che comporta esposizione a tali agenti. Fornisce altresì, a richiesta, informazioni analoghe ai RLS;
  • informa ogni lavoratore interessato dei risultati della sorveglianza sanitaria e, a richiesta dello stesso, gli rilascia copia della documentazione sanitaria;
  • comunica per iscritto, in occasione delle riunioni di cui all'art. 35, al datore di lavoro, al RSPP, ai RLS, i risultati anonimi collettivi della sorveglianza sanitaria effettuata e fornisce indicazioni sul significato di detti risultati, al fine dell'attuazione delle misure per la tutela della salute e dell'integrità psicofisica dei lavoratori;
  • visita gli ambienti di lavoro almeno una volta l'anno o a cadenza diversa, che stabilisce in base alla valutazione dei rischi; l'indicazione di una periodicità diversa dall'annuale deve essere comunicata al datore di lavoro, ai fini della sua annotazione nel DVR;
  • partecipa alla programmazione del controllo dell'esposizione dei lavoratori i cui risultati gli sono forniti con tempestività ai fini della valutazione del rischio e della sorveglianza sanitaria;
  • comunica, mediante autocertificazione, il possesso dei titoli e dei requisiti di cui all'art. 38 al Ministero della salute;
  • è tenuto a rapportarsi con il Servizio sanitario nazionale (SSN); secondo l'art. 40, egli deve trasmettere, entro il primo trimestre dell'anno successivo a quello di riferimento, esclusivamente per via telematica, ai servizi competenti per territorio (ATS) le informazioni, elaborate evidenziando le differenze di genere, relative ai dati aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria.

Torna alle guide

iso 9001World Certification Services Ltd - ISO 9001fondo professioniFondo Paritetico Interprofessionale NazionalequestioQuestio 2016

Hai bisogno di maggiori informazioni?

Contattaci