credito imposta ricerca sviluppo

Guida al credito d’imposta per ricerca e sviluppo

Cos’è il credito d’imposta ricerca e sviluppo?

Si chiama “credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo” ed è la formula più snella e facile per mettere a regime gli investimenti che le aziende eseguono per il proprio percorso di innovazione.

Il credito d’imposta ricerca e sviluppo ammonta al 50% su spese incrementali in Ricerca e Sviluppo ed è riconosciuto fino a un massimo annuale di 20 milioni di €/anno per beneficiario, computato su una base fissa data dalla media delle spese in Ricerca e Sviluppo negli anni 2012-2014.

Un’opportunità di finanziamento alla quale guardano con molta attenzione migliaia di aziende italiane impegnate costantemente nelle attività di ricerca e sviluppo. Si tratta di una misura volta a incentivare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, introdotta nel 2013 ma che ha trovato attuazione soltanto a partire dal 2016.

L’agevolazione è fruibile in concomitanza con altre agevolazioni, salvo che le relative norme disciplinanti non dispongano diversamente. Pertanto, ad esempio, non vi è alcun divieto di cumulo del credito con il bonus investimenti ovvero con il patent box.

Caratteristiche e beneficiari del credito d’imposta

L’agevolazione relativa al credito d’imposta ricerca e sviluppo si caratterizza per una rapida possibilità di fruizione da parte dei beneficiari e per una modalità semplificata delle procedure. Infatti, il bonus è concesso in maniera automatica, a seguito dell’effettuazione delle spese agevolate, senza che sia necessaria la presentazione di un’apposita istanza per via telematica.

Il beneficio è riservato a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo. A tal fine non rilevano natura giuridica, settore economico di appartenenza, regime contabile adottato e dimensioni. Pertanto, rientrano nell’ambito soggettivo dell’agevolazione anche gli enti non commerciali, con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata, i consorzi e le reti d’impresa strutturate come reti-soggetto.

Possono beneficiare del bonus anche le imprese che hanno intrapreso l’attività a partire dal 2015.

Quali sono le attività di ricerca e sviluppo agevolabili?

Di seguito, l’elenco completo:

  • La ricerca fondamentale: lavori sperimentali aventi quale principale finalità l’acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili).
  • La ricerca industriale: la ricerca pianificata o le indagini critiche per acquisire nuova conoscenze da utilizzare nel mettere a punto nuovi prodotti e la creazione di sistemi).
  • Lo sviluppo sperimentale: acquisizione e utilizzo di conoscenze scientifiche e tecnologiche al fine di produrre progetti per prodotti, processi o servizi nonché le attività di realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali.

Le spese ammissibili

Oltre alle attività di ricerca e sviluppo, il decreto attuativo individua in modo tassativo anche le spese ammissibili ai fini del calcolo del credito d’imposta. Esse sono classificate in quattro tipologie:

  1. le spese per personale altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo.
  2. le spese per strumenti a attrezzature di laboratorio.
  3. le spese per contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, nonché quelli stipulati con altre imprese.
  4. le spese per competenze tecniche e privative industriali (quindi sono intesi anche i costi sostenuti per il personale non altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca).

Come funziona e come si ottiene l’agevolazione

Sono comunque agevolabili tutti gli investimenti effettuati durante il periodo di vigenza del beneficio, ancorché le relative attività di ricerca siano state avviate prima del periodo di applicazione dell'agevolazione e, quindi, per le imprese solari, prima del 2015.

Il credito d'imposta ricerca e sviluppo è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 D.Lgs. 241/1997 (cd. Compensazione orizzontale) a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello i cui costi sono stati sostenuti. A questo proposito è stato istituito il codice tributo "6857".

Il credito spetta fino a un importo massimo annuale di 5 milioni di euro per ciascun beneficiario, a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo almeno pari ad euro 30.000.

Esso non concorre alla formazione della base imponibile Irpef/Ires, né alla determinazione del valore della produzione netta ai fini dell'Irap. In merito alla cumulabilità del credito con altre misure di favore, l'Ufficio fornisce importanti chiarimenti. A parere dell'Ufficio, infatti, dal decreto attuativo "non può ricavarsi... un divieto generalizzato di cumulo con altre misure agevolative non espressamente contemplate. Pertanto, il credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo deve ritenersi fruibile anche in presenza di altre misure di favore, salvo che le norme disciplinanti le altre misure non dispongano diversamente".

Infine, visto che l'agevolazione in esame costituisce una misura di carattere generale, la stessa non rileva, né ai fini del calcolo degli aiuti c.d. de minimis, né ai fini del rispetto dei massimali previsti dalla "Disciplina degli aiuti di Stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione".

I vantaggi e la cumulabilità

Il credito d'imposta ricerca e sviluppo può essere utilizzato, anche in caso di perdite, a copertura di un ampio insieme di imposte e contributi.

Sono agevolabili tutte le spese relative a ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale: costi per personale altamente qualificato e tecnico, contratti di ricerca con università, enti di ricerca, imprese, start up e PMI innovative, quote di ammortamento di strumenti e attrezzature di laboratorio, competenze tecniche e privative industriali. È cumulabile con:

  • Superammortamento e Iperammortamento;
  • Nuova Sabatini;
  • Patent Box;
  • Incentivi alla patrimonializzazione delle imprese (ACE);
  • Incentivi agli investimenti in Start up e PMI innovative;
  • Fondo Centrale di Garanzia.

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